Il mio libro

#04 100 giorni per un sogno | Diario di bordo di un’esordiente

Vi racconto la storia di una wannabe scrittrice che ha lasciato il lavoro per dedicarsi alla scrittura e alla divulgazione.

Nella scorsa puntata di 100 giorni per un sogno vi avevo lasciati dicendovi:

“Forse devo solo trovare il libro giusto. Vi farò sapere tra dieci giorni se l’ho trovato”.

Ecco, ne ho trovati quattro di libri giusti, uno per ogni conflitto. Ve li snocciolo qui in basso in sequenza di lettura.

Conflitto numero uno: sto leggendo troppo poco. O mio dio non piace più leggere. Vuoi fare la scrittrice e non leggi? MA COMPLIMENTI!

Soluzione: “Lacci”, di Domenico Starnone.

Divorato in meno di 48 ore. Una storia che ti assorbe nella sua genuina tristezza, una famiglia che si dirada e si riassorbe per una volontà invisibile agli stessi personaggi, odio e rancore a profusione, colpi di scena, una prosa scorrevole che incapsula il tutto in un romanzo di poche pagine che ti divide il cuore a metà. Chi è il più stronzo tra tutti? ti chiedi, e davvero non riesci a darti una risposta. Ci pensi per un paio di giorni. E quando un libro ti fa pensare… significa che quel libro ha un valore incalcolabile! Perché l’elettricità che produce lo scontro fruttifero tra neuroni è la merce più preziosa che possa esistere oggigiorno.

Conflitto numero due: hai lasciato il tuo lavoro. Sì, perché vuoi fare la scrittrice, e insegnare al prossimo a raccontarsi. E se poi non guadagni un centesimo per più di un paio di mesi di fila? Hai lasciato la sicurezza per la libertà, sei sicura di aver fatto bene?

Ok, tutta questa roba fino alla nausea, fino allo sfinimento cognitivo.

Soluzione: Bauman e il suo “Vita liquida”.

Prima di leggerlo credevo di essere quasi sola a vivere il conflitto esistenziale per antonomasia: cosa scelgo tra sicurezza e libertà? Non sapevo che la matassa di incertezze fosse in qualche modo effetto della tendenza sociale odierna.

Oggi ognuno pensa a sé, a come soddisfare i propri desideri, a come soddisfarli SUBITO. E in questo mondo liquido gli unici che riescono a sopravvivere sono esclusivamente coloro che sanno scomporsi e ricomporsi costantemente (per questo si parla di stato liquido, opposto di solidità e compattezza). L’elite ibrida (che è come Bauman chiama la tipologia di persone che si sono adattate alla mutazione) è fatta da incoerenti per natura. Queste persone, le uniche che riescono a muoversi con facilità nella modernità liquida, sono esempio per il prossimo. O per meglio dire, il prossimo ammira il loro coraggio e la loro capacità di lasciare le cose sicure per l’incerto e l’avventura, e vorrebbe essere come loro. E qui nasce la frustrazione: chi non ci riesce crede di essere di per sé un fallito o un codardo.
L’identità smette di essere un sinonimo di compattezza, coerenza, continuità, per trasformarsi in un istinto di non appartenenza, in mutevolezza, volatilità.
Il marketing stesso ci proibisce di vedere le cose in maniera diversa. Siamo immersi nel desiderio, nel sistema della ricompensa immediata. Sentiamo di avere bisogno di sicurezza, ma poi quando la otteniamo la viviamo come una prigione. Abbiamo bisogno di libertà, ma senza la sicurezza siamo deboli, impauriti, angustiati.
La soluzione? Bauman non la trova, dice che difficilmente la si può raggiungere. Ma grazie al libro ho potuto capire meglio le domande che ci poniamo tutti i giorni, e sentirmi meno sola.

Conflitto numero tre: vuoi prenderti cura degli altri, organizzare dei corsi collettivi e individuali, dedicarti alla divulgazione… Ma hai pensato a te? Sei davvero in grado di fare per te stessa quello che vuoi offrire al prossimo?

Soluzione: Y tú, qué marca eres? di Neus Arques.

Il libro è in spagnolo, credo non sia stato tradotto in altre lingue.

Grazie a lei sono riuscita a gettare le basi per un processo di formazione che avevo intrapreso tempo fa sul personal branding, questa volta però iniziando proprio da me stessa. Ho ricordato l’importanza del fare networking online e offline, le varie regole per differenziarsi nel mercato, come far interagire il magico trio “motivazione, paura, creatività“, ma soprattutto ho scoperto l’esistenza della possibilità di non essere (almeno professionalmente parlando) un’essenza monolitica.

Arques per prima è un’esperta di personal branding e marketing, ha scritto libri sull’argomento ma ha scritto anche diversi romanzi. Un’ibrida, PROPRIO COME ME. Potete immaginare che folgorazione sia stata rendermene conto.

Hai scoperto l’acqua calda, potrete dire, ma per me che sono mesi che mi attorciglio su come comunicare verso l’esterno la mia anima composita (riflettendo sulla possibilità di amputare una parte della mia identità in favore dell’altra), è stato a dir poco il miglior regalo di Febbraio.

Insomma, stavo per tagliarmi la mano sinistra per usare solo (e quindi secondo me meglio) la destra, e invece ho scoperto che di mani posso averne due e USARLE ENTRAMBE.

Nel suo libro Arques parla di questo aspetto in un paragrafo bello nutrito, dove cita il quarto e ultimo libro di cui vi parlerò oggi. Finalmente ho compreso la non esattamente intrinseca utilità delle bibliografie e delle note a piè pagina (altra scrosciata di acqua calda).

Problema numero quattro: ma tu, chi sei? Chi vuoi diventare? Tutti dicono che per avere successo ti devi concentrare solo su una cosa… Ma è vero? E allora perché ogni volta che provi a fare solo quella cosa ti senti mozzata?

Soluzione: One person / Multiple careers, di Marci Alboher.

Ps: il libro è disponibile solo in inglese. Una scocciatura, ma ne vale la pena!

Ancora non posso dirvi troppo sull’argomento, ho letto solo il primo capitolo (direi che tre libri in dieci giorni è sufficiente), capitolo in cui l’autrice racconta di tre casi diversi (tutti reali). I protagonisti di questo incipit sono persone come me, che non sono riuscite a decidersi e hanno costruito la propria esistenza professionale su più fronti, raggiungendo un’equilibrio fondamentale per la loro sussistenza su questo mondo (sia da un punto di vista economico che personale). RINCUORANTE È DIR POCO.

Per concludere

Mi sembra evidente che, quando siamo in crisi, una soluzione plausibile è quella che ho scelto di applicare in questa spasmodica ricerca di equilibrio: aprire il libro giusto.

E io ho avuto la fortuna sfacciata di averne trovato 4 in dieci giorni.

Spero proprio che inizierete a leggerne almeno uno. Nel caso, aspetto la vostra mail! Raccontatemi la vostra storia, e come il libro in questione ha inciso su di voi.

Vi aspetto alla prossima puntata.

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