Il mio libro

#03 100 giorni per un sogno | Diario di bordo di un’esordiente

Vi racconto la storia di una wannabe scrittrice che ha lasciato il lavoro per dedicarsi alla scrittura e alla divulgazione.

Quando ho scritto il primo capitolo di questo libro non conoscevo Silvana. Eravamo sole, io e Ivonne. Lei era ancora una bambina che visitava la sua famiglia argentina per la prima volta, e io una ventisettenne piena di sogni seduta a gambe incrociate sul mio letto spagnolo. Un mese dopo ogni cosa ha preso forma. Silvana si è accomodata accanto a me e ha iniziato a suggerirmi le righe.

20 Febbraio 2020

Questo è l’inizio della newsletter che arriverà presto alla mia squadra di duecento lettori, quelli che acquistando la propria copia de Le figlie del barrio hanno reso realtà il mio sogno di sbarcare nelle librerie italiane entro il 2020.

Ancora ho difficoltà a visualizzare quello che accadrà, a misurare l’emozione che sarà. Posso dirvi che immaginavo il compimento del primo obiettivo (quello delle duecento copie) come un momento di felicità qualsiasi, e che il brivido vero sarebbe stato toccare il libro già in formato cartaceo. Non è stato così. E vi giuro su quanto ho di più caro che quello che ho vissuto alle undici del 16 Febbraio 2020 è stato uno dei momenti più belli e commoventi della mia vita

Vi racconto la storia di una wannabe scrittrice che ha lasciato il lavoro per dedicarsi alla scrittura e alla divulgazione. Gli articoli saranno 14, uno stream of consciousness segmentato per date e reso pubblico ogni 10 giorni. Questo è il terzo.
Immortalato per non dimenticare: il meno uno del 16 Febbraio.

Ricordo aver visto il circoletto stringersi, vedere “1 copia all’obiettivo“, ricevere i messaggi su WhatsApp che mi dicevano «ce l’hai fatta, sono duecento». 

Ricordo le prime lacrime versate in solitudine. Inizialmente mi sono sentita stupida. «Perché piangi?» o pensato. 

Non ho giudicato le mie lacrime in quanto tali. Io piango sempre, figuriamoci. Piango persino con serie comiche, basta che ci sia una donna che scopre di essere incinta o una rappacificazione cuore a cuore qualsiasi. Solo non ne capivo l’origine, di quella commozione. Pazzesco. Piangiamo per un sacco di fesserie, e poi ci straniamo quando versiamo lacrime per il raggiungimento del limite, del massimo della gioia umanamente sostenibile. 

Sono state lacrime demiurgiche, lacrime che ho asciugato in fretta per poi correre tra le braccia del mio fidanzato. Lì ci sono rimasta per venti minuti. 

Ho raccolto tutto l’amore possibile sigillando per sempre in una polaroid quegli istanti di pura magia. Clic. Ora è qui che mi guarda, che mi ricorda che è tutto vero.

Per il resto: è stata una settimana all’insegna della mia affermazione come libera professionista. Ho assistito al colloquio (quello di cui vi parlavo nell’episodio precedente), mettendo bene in chiaro le mie intenzioni. Sembro troppo presuntuosa se vi dico che mi sono piaciuta? 

Sto lavorando tanto su di me, cercando la mia strada tra ciò che è l’Arianna in prosa e l’Arianna comunicatrice. Il risvolto della medaglia è che sto leggendo davvero troppo poco, e a questo devo porre rimedio presto. 

Ho qualche incipit scaricato sul Kindle, ma così tante distrazioni nella vita reale da non riuscire a rovesciarmi dentro una realtà fittizia. 

Forse devo solo trovare il libro giusto. Vi farò sapere tra dieci giorni se l’ho trovato. 

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